TESTO INTEGRALE DENUNCIA

TESTO INTEGRALE DENUNCIA

SIGNOR PROCURATORE DELLA REPUBBLICA

PRESSO IL TRIBUNALE DI COSENZA

 

 

 

Io sottoscritto dott. Franco Lucio PETRAMALA, nato a Montalto Uffugo (CS) il 12/12/1941, residente a Cosenza in via Sambiase s.n., con la presente dichiaro di sporgere formale denuncia/querela nei confronti dell’avv. Franco Maria De Rose, Commissario straordinario pro tempore dell’ASP di Cosenza nell’anno 2010/2011, nonché di tutti coloro i quali la S.V. riterrà responsabili per le ipotesi di reato ravvisabili nei fatti di seguito esposti.

 In data 18/03/2008, nella mia qualità di Direttore Generale dell’ASP di Cosenza, con delibera recante il numero 687, avviavo, con atti a firma anche del Direttore Amministrativo, dott.ssa Filomena Panno e del Direttore Sanitario, dott. Antonio Scalzo, le procedure di stabilizzazione del personale precario, ai sensi dell’art. 3 comma 90 e seguenti della legge 244/07 – finanziaria 2008, in attuazione della Deliberazione della Giunta Regionale n. 196 del 3 marzo del 2008 avente ad oggetto “Approvazione protocollo d’intesa per la stabilizzazione del personale precario del comparto sanità” (All. n. 1).

Tale delibera andava nel senso di porre finalmente ordine lì dove c’era, a causa della mancanza di regole precise, il disordine più arbitrario nella gestione del personale che determinava un gravissimo stato di incertezza e di non coerenza sul piano organizzativo, nonché di agitazione parasindacale e sindacale; comportamenti, sempre, orientati al superiore interesse, tutelato dall’art. 97 della Costituzione, del buon andamento e della imparzialità della pubblica amministrazione.

Rispettando, rigorosamente, gli strumenti legislativi a disposizione e, valutata adeguatamente la pianta organica disponibile all’epoca all’interno della struttura dell’ASP di Cosenza si decideva, pertanto, di programmare la stabilizzazione nel triennio 2008 – 2010 di n. 370 unità di personale  nei profili professionali di cui alle categorie A, B, C e D (personale del così detto Comparto), nonché di n. 37 unità di personale precario, con anzianità di servizio di 36 mesi anche non continuativi, per effetto dei contratti stipulati alla data del 28/09/2007; si prevedeva inoltre la stabilizzazione delle ulteriori unità al compimento dei 36 mesi di servizio.

Provvedevo a trasmettere copia della presente deliberazione al Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria al fine di acquisire la relativa autorizzazione.

Tutto, dunque, veniva effettuato nel pieno rispetto della legge ed in particolare dell’art. 3 commi 519 – 558 della Legge n. 296/2006 (Finanziaria 2007) che prevedeva : “La stabilizzazione a domanda del personale non dirigenziale in servizio a tempo determinato da almeno tre anni, anche non continuativi, o che consegua tale requisito in virtù di contratti stipulati anteriormente alla data del 29 settembre 2006 o che sia stato in servizio per almeno tre anni, anche non continuativi, nel quinquennio anteriore alla data in vigore della presente Legge, che ne faccia istanza, purchè sia stato assunto mediante procedure selettive di natura concorsuale o previste da norme di legge”; e dell’art. 1, Commi 90, 92, 94 e segg. Della legge n. 244/2007 (Finanziaria 2008) che aveva spostato la data utile per la stipula dei contratti al 28/09/2007 ed aveva specificato che le stabilizzazioni dovevano essere inserite nel piano triennale del fabbisogni di personale per il 2008 – 2009 – 2010, nonché che le stesse potevano operare per il personale in servizio al 01/01/2008, in possesso dei predetti requisiti di cui alla legge finanziaria 2007, ed inoltre estendeva l’applicazione al personale co.co.co. in servizio.

Essendo, nella delibera n. 687 del 18/03/2008 sussistenti tutti i predetti requisiti, la Regione Calabria forniva con disposizione Prot. n. 30724 del 11/12/2008, firmata dal Direttore Generale pro tempore, dott. Andrea Guerzoni, la richiesta autorizzazione, approvando definitivamente il piano di stabilizzazione del personale dell’ASP di Cosenza (ALL. n. 2).

Tengo a precisare che tale provvedimento fu un atto importantissimo della mia gestione dell’ASP di Cosenza, avendo consentito di dare una certezza lavorativa ad oltre 400 persone che fino a quel momento vivevano nel “limbo” del precariato con la conseguente “soggezione” a cui sono sottoposti i lavoratori che ad ogni scadenza si preoccupano di ricevere gli “appoggi” necessari.

Nonostante, dunque, il grande favore riscontrato da parte dei lavoratori, dei sindacati,  dell’opinione pubblica ed il vantaggio nella organizzazione dei servizi; nonostante, come anzidetto, la piena legittimità del provvedimento in oggetto, la successiva gestione dell’ASP di Cosenza, nella persona del Commissario De Rose, solo per fini di propaganda politica e di censura preconcetta, emanava la deliberazione n. 777 del 23 febbraio 2011 con la quale dava avvio al procedimento di annullamento in autotutela delle deliberazioni di stabilizzazione in quanto adottate senza la prescritta autorizzazione regionale e, come tali, “nulle di diritto” ex art. 16 comma 2 L. R. 11 maggio 2007 n. 9 (All. n. 3).

A causa del predetto atto che giudicava illegittime le stabilizzazioni operate dal sottoscritto, lo scrivente fu, addirittura, successivamente oggetto di una campagna di stampa diffamatoria che condusse anche a sollecitare l’intervento della Magistratura a sostegno evidentemente della volontà denigratoria della gestione del sottoscritto, con tutte le conseguenze immaginabili per una persona che ha sempre agito nel rispetto della legge, del superiore interesse pubblico e di nessun interesse personale e/o privato.

A conferma della bontà e, soprattutto, della legittimità del mio operato è, finalmente, intervenuta una nota del Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria, firmata dal dott. Antonino Orlando e dal Dirigente del Settore Personale dott. Bruno Zito, indirizzata al Dirigente Generale del Dipartimento della Presidenza Giunta Regionale, avv. Franco Zoccali e, per conoscenza, all’attuale Direttore Generale dell’Asp di Cosenza, dott. Gianfranco Scarpelli, con la quale in sostanza viene riconosciuta la perfetta conformità alla legge delle procedure di stabilizzazione essendovi, fra l’altro, la autorizzazione a concludere le medesime.

Così si legge, infatti nella nota Prot. N. 54886 del 14 febbraio 2012: “In verità con disposizione n. 30724 dell’11/12/2008 del Dipartimento “Tutela della Salute”, non citata nella suddetta deliberazione n. 777/11 (quella emessa dal Commissario De Rose per revocare le stabilizzazioni), l’ASP di Cosenza era stata autorizzata alla stabilizzazione di una serie di figure professionali, attraverso l’approvazione del relativo piano triennale, di cui alla deliberazione n. 687/08” (All. n. 4).

L’avv. Franco De Rose ha, dunque, chiaramente affermato il falso negando l’esistenza di un documento tanto importante ed, addirittura, decisivo per la sorte di oltre 400 lavoratori precari.

Il Commissario Straordinario pro tempore era certamente, per il ruolo dallo stesso ricoperto, a conoscenza della sussistenza della disposizione n. 30724 del 2008 e, dolosamente, ha omesso di richiamarla nella delibera n. 777/11, per come riportato anche nella predetta nota del 14 febbraio 2012.

Nelle condotte poste in essere dall’avv. Franco Maria De Rose risulta certamente integrata la fattispecie di reato di cui all’art. 479 c.p. dal momento che, nella deliberazione n. 777 del 2011, lo stesso ha attestato falsamente fatti dei quali l’atto era destinato a provare la verità.

Ed invero, per giurisprudenza consolidata, “Il falso ideologico presuppone necessariamente l’occultamento della situazione reale. La condotta criminosa costituita dalla falsa attestazione è scindibile in due momenti: l’attestazione del fatto non vero e l’occultamento di quello vero (Cass. Sez. V 91/274).

Ed ancora, l’incompletezza di un’attestazione può dar luogo a una falsità ideologica, non tanto e non solo quando implichi la violazione di una norma giuridica, bensì ogni qual volta il contesto espositivo dell’atto sia, comunque, tale da far assumere all’omissione dell’informazione relativa a un determinato fatto il significato di negazione della sua esistenza (sez. V 96/7719).

Tanto è accaduto nel caso in questione, nel quale il commissario De Rose, omettendo di citare la predetta autorizzazione regionale ne ha, di fatto, negato l’esistenza.

Certamente integrato appare anche l’elemento soggettivo del reato di falso consistente, secondo la Giurisprudenza della Cassazione, nel dolo generico, vale a dire nella volontà e consapevolezza della falsa attestazione, non essendo richiesto né l’animus nocendi né l’animus decipiendi, in quanto il delitto è perfetto non solo quando la falsità sia compiuta senza l’intenzione di nuocere, ma anche quando la sua commissione sia accompagnata dalla convinzione di non produrre alcun danno (Sez.  V n. 04/6246).

Peccato che nella vicenda de qua la posizione del Commissario De Rose è ben più grave, essendo lo stesso, addirittura, ben consapevole dei danni che avrebbe prodotto ai numerosi lavoratori che si sarebbero trovati da un giorno all’altro, nuovamente, nell’incertezza lavorativa ed al sottoscritto costretto a subire ingiustamente una inaccettabile campagna diffamatoria sulla stampa locale.

Appare, inoltre, consumato il reato di cui all’art. 323 c.p. dal momento che i fatti denunciati sono stati chiaramente posti in essere in violazione di norme di legge o di regolamento ed in contrasto con il bene giuridico protetto dalla norma, quello tutelato dall’art. 97 della Costituzione, ossia il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione.

L’unica ragione che ha, infatti, spinto il Commissario De Rose ad annullare un provvedimento perfettamente regolare è stata, a parere del sottoscritto, quella di propaganda politica orientata a delegittimare l’operato del sottoscritto da parte di esponenti della nuova maggioranza regionale.

Pertanto, alla luce dei fatti sopra esposti, io sottoscritto Franco Lucio PETRAMALA, nato a Montalto Uffugo (CS) il 12/12/1941, propongo a Codesta Autorità Giudiziaria, formale atto di denuncia/querela con istanza di punizione nei confronti dell’avv. Franco Maria De Rose e di chiunque altro la S.V. valuterà perseguibile per le condotte incriminate, per i reati di cui agli artt. 479, 323 c.p. e/o per tutti i quelli che saranno ravvisati nei fatti oggetto di narrativa.

Chiedo di essere ascoltato sui fatti denunciati al fine di poter meglio esplicitare tutto quanto esposto in querela e di fornire tutti i chiarimenti necessari.

Chiedo, inoltre che, la S.V. voglia accertare la responsabilità di terzi, in particolare di esponenti politici, con eventuale acquisizione dei tabulati di cui all’utenza telefonica in uso all’avv. Franco Maria De Rose relativi ai giorni precedenti al 23 febbraio 2011 (data di emanazione della delibera n. 777), attraverso contatti, suggerimenti, sostegni al perseguimento degli obiettivi dannosi nei confronti soprattutto degli interessati.

Chiedo, altresì, ex. art 408 comma 2 c.p.p., di essere avvisato in caso di richiesta di archiviazione del procedimento.

Nomino, quale mio difensore di fiducia e procuratore speciale, l’avv. Angelo Pugliese del Foro di Cosenza con studio sito in Rende alla via Giovanni XXIII n. 11 scala A, eleggendo, presso lo stesso difensore, il mio domicilio, riservandomi fin da ora di costituirmi parte civile nell’instaurando procedimento penale.

 

Si allega:

  1. 1.     Copia Deliberazione del Direttore Generale n. 687 del 18/03/2008;
  2. 2.     Copia nota della Regione Calabria Dipartimento Tutela della Salute e Politiche Sanitarie Prot. n. 30724 del 11/12/2008;
  3. 3.     Copia Deliberazione del Commissario Straordinario n. 777 del 23/02/2011;
  4. 4.     Copia nota della Regione Calabria Dipartimento n. 13 Tutela della Salute Prot. n. 54886 del 14/02/2012.

 

Cosenza, 14/03/2012

Franco Lucio Petramala